Tea party

11 AGO 20
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Caro Direttore, neanche io condivido la tesi secondo cui Fini è ilcompetitore della destra bipolarista che manca al centro destra. Ilpresidente della camera non è uomo affidabile non già per il simbolismoracchiuso nel figlio che uccide il padre, che peraltro è imbarazzante perlui, bensì per l’assenza reale di un progetto alternativo al PDL. DestraEuropea, è, come da lei ricordato, una locuzione vuota d’idee e pieno dipoliticamente corretto, niente di più. Il pensiero Finiano, si riduce neltentativo di contenere la Lega, quando invero è Berlusconi che l’hacontenuta. L’operazione di Fini è contro il ceto produttivo, nonparassitario, e contro la stessa unità del paese che ha due velocità e duemodi d’intendere la nazione: uno federalista, l’altro centralista. Pernulla improbabile, visti i risultati, che il tema secessionista riaffioricon rinnovato vigore. Fini non è il leader di una nuova destra, ma lostantio alfiere di un dejà vu immobilista che molti pensavano relegato alpassato della prima repubblica anti bipolarista, parlamentarista estatalista. La terza repubblica invocata da Fini non è altro che loscivolamento nella prima e un regalo per i parolai, d’ogni colore, amantidello status quo. Fini è un nano politico, non un grande leader, e saràuno dei responsabili della spaccatura fra nord e sud, come mai è accadutofinora. Pensi soltanto se la Lega si farà promotrice di una rivolta fiscaleatta a spazzare via il governo centrale e i suoi sprechi. Che faranno iribaltonisti per vocazione minoritaria e la classe politica centralista, cheoggettivamente favorisce il malgoverno del sud? In Veneto, dove potrebbepartire la rivolta dei tea party nostrani, l’ipotesi è già dibattuta.